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domenica 27 marzo 2011

Calibre programma per gestire la tua biblioteca personale di e-Book.

Calibre è un ottimo programma gratuito per gestire i tuoi e-Book

Per installarlo aprite il terminale da:

  • Applicazioni
  • Accessori
  • Terminale

e digitate

sudo apt-get install calibre

una volta installato lanciate il programma da

  • Applicazioni
  • Ufficio
  • Calibre
La pagina del Download.


Selezionate la lingua italiano e cliccate su next:

calibre.GIF
poi lasciate selezionato default e cliccate su next.
calibre1instal.GIF
selezionate finish.
calibre2instal.GIF
Ecco la schermata del programma che vi consentirà di gestire tutti gli e-book che avete sul pc.
schermata calibre programma.GIF 

 Conversione.

Terminata questa procedura, possiamo utilizzare il programma:

1. Clicchiamo su Aggiungi Libri e selezioniamo l’ebook o il PDF che vogliamo convertire:


Questi sono tutti i formati compatibili:


2. Attendiamo qualche secondo necessario al caricamento:



3. Selezioniamo il libro caricato e clicchiamo su Converti Libro. Ora possiamo modificare varie impostazioni, come i metadata per trovare facilmente l’ebook, l’immagine di copertina, le informazioni su autore e titolo, la gestione dei caratteri, personalizzazioni più tecniche relative alla formattazione delle pagine e della struttura e la gestione dell’outoub eoub.



In alternativa possiamo cercare automaticamente sul web i metadata dell’ebook selezionato selezionando “Modifica metadati” > “Scarica i metadati e le copertine”



Una volta terminata questa fase possiamo cliccare su Ok e l’applicazione comincerà la conversione.



In base alla dimensione del file ci impiegherà più o meno tempo.

Sincronizzazione.

Una volta terminata la conversione abbiamo il nostro bel file .epub, per cui non ci resta che trascinarlo su iTunes (o selezionare Apri con iTunes dopo aver premuto il tasto destro sul file stesso), collegare l’iPad e cliccare su sincronizza.




L’ebook sarà visualizzabile dall’applicazione iBooks su iPad , per ora disponibile solo su AppStore USA (qui la guida su come crearne uno).


Screenshots.









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giovedì 24 marzo 2011

Aircrack-NG, set di strumenti per testare la sicurezza delle reti wireless (auditing).

Aircrack-NG è ormai il più popolare set di strumenti per testare la sicurezza delle reti wireless (auditing).

Tra i software che compongono la suite troviamo Airodump per la cattura dei pacchetti (snifflng), Aireplay per il packet injection, Aircrack per testare la sicurezza delle chiavi di protezione WEP e WPA e, infine, Airdecap per decifrare dati protetti tramite WEP e WPA.

Update:

Ultima versione stabile pubblicata: 1.1 (24/04/2010)

Download.



Supportato da diversi sistemi operativi, si tratta di uno dei migliori tools per il wireless craking ed il wardriving. Utilizzando Linux potete seguire le istruzioni del sito Wireless Defence (anche se in inglese risulta intuitivo seguire tutti passaggi grazie alle varie immagini a supporto della documentazione). Se invece state utilizzando Windows, potete leggervi questo articolo (tratto per buona parte da Taz Forum).

Presupposti:

Scaricate ed installate Aircrack - Se utilizzate “Winaircrack” (Aircrack con interfaccia grafica) copiate i files peek.dll e peek5.sys all’interno della cartella di Aircrack - Eseguiremo l’applicazione dal prompt di DOS: per poter eseguire il programma anche se non siamo nella directory che lo contiene, cliccate col tasto destro del mouse su “Risorse del computer, Proprietà, Avanzate, Variabili d’ambiente, Modifica” portatevi alla fine della linea su cui sono già scritte altre variabili d’ambiente, inserite un punto e virgola (“;”) e scrivete il percorso in cui si trova il programma Aircrack (es. C:\Documents and Settings\2BFree\Desktop\aircrack-ng-0.3-win\aircrack-ng-0.3-win\bin) - Avrete anche bisogno di installare dei nuovi driver per il vostro adattatore di rete: i driver originali non sono stati pensati per fare cose simili (per trovare dei driver che possano fare al caso vostro visitate il sito WildPacket) - Per installare i nuovi driver aprite “clic destro su Risorse del Computer, Proprietà, Gestione Periferiche, clic destro sul vostro adattatore di rete, Proprietà, Driver, Aggiorna Driver, Installa da un elenco o percorso specifico” scegliete il percorso in cui avete scaricato i driver. Assicuratevi infine che il vostro adattatore di rete sia ora compatibile col tutto Per facilitarvi la comprensione, durante i vari passi di questo tutorial fate riferimento al diagramma di flusso presente sul sito Wireless Defence.

Se non avete confidenza con i “MAC Address” allora, prima di proseguire, leggetevi anche il relativo articolo.


Il primo passo è ovviamente quello di trovare una rete wireless. Potete andarvene in giro col vostro computer portatile a fare del wardriving oppure potete utilizzare una apposita chiavetta “Wi-fi Finder”. Digitate “Airodump” nel prompt di DOS (Start, esegui, cmd). Vi comparirà una finestra contenete le schede di rete trovate sulla vostra macchina. Notate che accanto al nome delle schede di rete è presente un numero identificativo.

Ad esempio:
14 NETGEAR WG511T 54 Mbps Wireless PC Card
22 NETGEAR WAG511 802.11a/b/g Dual Band Wireless PC Card

In questo caso digitate 22, il numero identificativo della scheda che ci interessa utilizzare (in genere è quella che riporta una qualche identificazione del tipo “802.11x”). Ora vi viene chiesto di indicare il chipset utilizzato dal vostro adattatore di rete. Ad esempio: Interface types: ‘o’ = HermesI/Realtek ‘a’ = Aironet/Atheros Selezionate il vostro, in questo caso scegliendo “o” oppure “a”. Per sapere quale chipset è montato sulla vostra scheda di rete potete dare uno sguardo al sito: http://www.linux-wlan.org/docs/wlan_adapters.html.gz Ora vi sarà richiesto di inserire il numero del canale da controllare (sniffing). In genere per gli USA e l’UK utilizzate l’11, per l’Europa il 14.

Se volete fare una scansione di tutti i canali utilizzate lo zero. In seguito il programma chiederà di digitare il nome da dare al file che verrà creato a partire dalla scansione del canale. Digitate il nome che vi pare, ad esempio “WEP1”. Ora Aircrack vi chiederà se salvare gli interi pacchetti catturati o soltanto gli IV. Per craccare una chiave WEP vi basta salvare semplicemente gli IV (il che vi farà risparmiare diverso spazio sull’hard disk, quindi digitate “y”).



Adesso vedrete una schermata simile:
air.jpg
BSSID = l’indirizzo MAC dell’Access Point PWR = indica la forza del segnale che si sta ricevendo BEACONS = sono pacchetti “in chiaro” che l’Access Point trasmette sostanzialmente per dire “sono un access point, collegati a me” DATA = è quello che ci interessa: sono gli IV che Aircrack utilizzerà per trovare la password WEP ENC = il tipo di incapsulamento: WEP, WPA, OPEN… ESSID = Il nome della rete Wireless. L’SSID è una sorta di identificativo della rete. Se ad esempio l’Access Point ha come SSID il nome “pippo” allora le schede wireless che ci si vogliono connettere devono impostare a loro volta come SSID “pippo”. Nella seconda parte dell’immagine sopra vediamo i vari client che stanno “dialogando” con l’Access Point”, più esattamente vediamo i vari indirizzi MAC dei client. Quest’informazione può risultare utile in seguito quindi annotatevi gli indirizzi MAC.

Questo perché in un Access Point è possibile impostare un filtro di indirizzi MAC: in questo modo soltanto le schede di rete che hanno un indirizzo MAC riportato nel filtro potranno collegarsi. Ciò significa che anche se possediamo la chiave WEP non possiamo accedere all’Access Point a meno che l’indirizzo MAC del nostro adattatore di rete non sia stato impostato nel filtro dell’Access Point.

Ad ogni modo un caso simile sarà trattato dopo, per il momento non preoccupiamocene. Aicrack continuerà a collezionare IV finché non lo fermate. Più IV scaricate e più probabilità avete di decifrare la chiave. Non c’è un riferimento esatto del tipo “lunghezza chiave = tot numero di IV da scaricare”. In linea generale prendete per buono che per trovare una chiave WEP da 40 bit potete scaricare dai 250.000 ai 400.000 IV: Aircrack dovrebbe trovare la chiave in pochi secondi.

Ad ogni modo vi conviene cominciare con pochi IV infatti, se questi non bastano ad Aircrack per trovarela chiave WEP, non dovrete ricominciare tutto da zero: basterà che quando vi verrà chiesto il nome che volete dare al file inseriate lo stesso nome che avevate già utilizzato in precedenza (in tal modo il file non verrà sovrascritto ma verrà invece “continuato”, cioè incrementato).

Per una chiave da 104 bit collezionate circa 2.000.000 di IV: a volte ne bastano molti meno (anche se il programma impiegherà più tempo per trovare la chiave), altre volte purtroppo dovrete scaricarne di più… Quando sarete soddisfatti del numero di IV collezionati premete “CTRL + C” per fermare il programma.

Scrivendo “Aircrack-ng” nel prompt vi verrà mostrata la lista dei parametri che è possibile utilizzare. Supponiamo di aver scaricato intorno ai 400.000 IV, in genere sufficienti per scovare una chiave WEP da 40 bit. Digitiamo allora il comando “aircrack-ng -n 64 WEP1.ivs”. Con il parametro “-n 64” diciamo al programma che la chiave ha una lunghezza massima di 64 bit e di non provare quindi oltre (anche perché, come già ricordato, non abbiamo ancora scaricato abbastanza IV per lunghezze di chiave maggiori).

Il parametro “-f” che in questo esempio non abbiamo utilizzato serve per specificare l’intensità dell’attacco brute-force che di default è a livello 2: volendo potete specificare un livello maggiore, ad esempio 5. Da notare anche l’estensione del file (WEP1.ivs): sarà *.ivs se avevate deciso di salvare soltanto gli IV, sarà *.cap se avevate deciso di salvare gli interi pacchetti catturati. Se avrete fortuna il programma vi restituirà un messaggio di “KEY FOUND” seguito dal nome della chiave. Ora che avete la chiave utilizzatela proprio come se doveste connettervi ad una vostra rete “domestica”.

Se l’SSID dell’Access Point è abilitato seguite questa spiegazione; in caso contrario vi rimando all’ultimo paragrafo di questa guida. Start, Connetti a, Connessioni di rete senza fili, Visualizza reti senza fili disponibili. Se l’SSID è abilitato (è visibile), questo vi appare nella finestra delle connessioni disponibili (e in genere potete anche vedere se utilizza il WPA o meno come sistema di cifratura).

Fate doppio clic sull’icona della connessione ed inserite la password che avete trovato in precedenza: è fatta. Se non riuscite a collegarvi la causa può essere: 1) L’access Point utilizza un filtro per indirizzi MAC 2) Siete troppo lontani dall’Access Point 3) La chiave che avete trovato è errata 1) L’AP utilizza un filtro per indirizzi MAC. In precedenza vi era stato detto di annotarvi gli indirizzi MAC che stavano dialogando con l’AP. Ora la cosa più semplice da fare è:

- Aspettare che uno degli indirizzi MAC annotati in precedenza si scolleghi
- Cambiare il nostro indirizzo MAC in modo da renderlo uguale a quello che si è appena scollegato (MAC Spoofing)

- Entrare nell’Access Point 2) Siete troppo lontani dall’Access Point. Bisogno di spiegazioni??? Avvicinatevi… 3) La chiave che avete trovato è errata. O meglio… è possibile che sia corretta: assicuratevi di averla scritta in modo giusto. In particolar modo assicuratevi di non aver scritto eventuali zeri (“0”) come delle “O” in quanto non ci possono essere delle “O”! Se l’SSID dell’Access Point è disabilitato nessun problema. Voi conoscete già qual è, vi è stato rivelato da Aircrack: vedi immagine sopra, ESSID. Quello che dovete fare è semplicemente inserire l’SSID trovato nelle impostazioni di connessione.

Start, Connetti a, Connessioni di rete senza fili, Visualizza reti senza fili disponibili, Modifica impostazioni avanzate, Reti senza fili, Aggiungi: scrivete l’SSID così come lo ha trovato Aircrack, l’autenticazione alla rete è normalmente APERTA > scegliere la cifratura WEP, togliere il segno di spunta dalla voce “la chiave sarà fornita automaticamente” ed inserire invece la chiave WEP che avete trovato grazie ad Aircrack (nota: inserite la chiave tutta di seguito, senza i due punti (“:”) di separazione).

P.S. Per maggiori info visitate TAZ Forum.
P.P.S. Se ci prendete gusto col wardriving allora visitate anche il sito:

dove, tra le varie cose, troverete anche un vasto elenco di molti programmi utilizzabili per questo scopo.

  
Screenshots.


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lunedì 21 marzo 2011

LMMS (Linux MultiMedia Studio) permette di sintetizzare e mixare suoni per comporre musica di qualsiasi genere.

Con LMMS   (Linux MultiMedia Studio) è possibile comporre brani musicali senza acquistare software costoso.

Molti utenti, in particolare musicisti, affermano di usare ancora Win- perché non trovano valide alternative a programmi come Cubase, Fruity Loops e Logic.

Con questo articolo dimostreremo che è possibile fare le stesse cose e anche di più con il Pingui­no utilizzando un solo programma: LMMS (Linux MultiMedia Studio).

Grazie a decine di strumenti, drum machine, bassi e altrettanti effetti, tutti installagli sotto forma di plugin, LMMS permette di sintetizzare e mixare suoni per comporre musica di qualsiasi genere.

Ultima versione rilasciata:

LMMS 0.4.10 (08/02/2011)

Download.

Inoltre, può essere facilmente interfacciato con sequencer, tastiere MIDI e altri strumenti museali. Tutto questo, gestibile attraverso un'interfaccia grafica praticamente perfetta. Date le numerose dipendenze da soddisfare, per l'installa­zione di LMMS consigliamo l'utilizzzo dei pacchetti percompilati mediante il package manager della distro in uso.


Come è fatto LMMS.

II programma presenta un'interfaccia grafica molto elegante e curata, con a sinistra un pannello verticale dal quale è possibile accedere alle numerose funzioni (plugin, campioni...). La finestra di lavoro è composta da tre editor: Song-Editor, Beat+Baseline Editor e il Note Editor.

Il Song-Editor ci permette di costruire l'intero pezzo unendo le varie parti ritmiche e componendo, attraverso l'ausilio del Piano-Roll (la tastiera), la relativa melodia. La costruzione del pezzo si basa sullo stesso concetto di Fruity Loops ovvero l'assemblaggio dei vari pattern all'interno degli editor relativi. Con l'ausilio del Note Editor possiamo scrivere, alla stregua di un post-it, le nostre idee per la stesura del pezzo, in modo tale da non dimenticarle e riprenderle, eventualmente, in un secon­do momento. Nel Beat+Baseline Editor possiamo aggiungere, ad esempio, i vari campioni che costituiranno la parte ritmica del brano. Vista la modalità di "costruzione" del pezzo, LMMS sarebbe più indicato per musica danceAechno.

In verità, è sufficien­te cambiare, ad esempio, i campioni di bat­teria presenti di default (per musica dance) con quelli della drum machine Hydrogen e utilizzare come melodia un plugin VST che emuli (unitamente a effetti ambientali LAD-SPA) un pianoforte per cambiare radical­mente il contesto musicale nel quale LMMS può essere inserito. Naturalmente, per aggiungere le parti di batteria è sufficiente richiamare il plugin indicato con il campio­ne che ci occorre (ovvero il pezzo della batteria: snare, tom, hi-hat...) e "costruire" il pattern; l'intensità luminosa della cella rappresentante il "colpo", indica la dinamica del suono (pp, mp, f ,ff...).

Per riportare quanto composto nel Beat+Baseline Editor all'interno del Song-Editor e mandarlo in esecuzione insieme a tutto il pezzo, è sufficiente cliccare sulla cella del Song-Editor che si vuole attivare con le sonorità del Beat+Baseline Editor in corrispondenza della riga omonima sul Song-Editor stesso! Se a tutto questo aggiungiamo che LMMS dispone di plugin stand-alone si capisce come le possibilità sonore diventino pres­soché infinite e limitate solo dalla nostra fantasia. Quelli disponibili di default, sono attivabili premendo il pulsante Plugin stru­mentali presente a sinistra della finestra principale nella barra verticale.

I plug-in vst, sofisticati e numerosi.

La tecnologia VST (Virtual Studio Techrtogy) è stata sviluppata dalla Steinberg Dftware house nota soprattutto per il gramma Cubase) ed è ampiamente utilizzata in ambiente Windows per permettere lo sviluppo di plug-in in modo indipendente dal tipo di programma utilizzato.

Questo sistema è principalmente utilizzato per la comunicazione tra i programmi di sequencer e altri moduli chiamati VST-Strumnent (VSTi) ovvero strumenti virtuali e possono essere caricati all'interno dei quencer. Con questi strumenti virtuali si possono> produrre suoni molto vicini a quelli reali. Utilizzando anche solo una finestra con la rappresentazione di una tastiera (per esempio il Piano-Roll) e un mouse, si possono creare parti di batteria, orchestra, strumentiume etnici, emulatori di organi (ad esempio Hammond), sintetizzatori MIDI e molti altri.

L'offerta nel campo dei plug-in VST è molto ampia: su Internet è possibile scaricare centinaia di software di questo tipo. La qualità media è alta, anche per un'utenza semiprofessionale, e fortunata­mente non è difficile trovare buoni plugin anche con licenza freeware o addirittura Open Source (in genere i plugin classificati per una utenza professionale sono tutti a pagamento). La notizia buona è che grazie a Wine anche noi utenti GNU/Linux possia­mo utilizzare questi plugin VST in program­mi come LMMS. Questi sono distribuiti come semplici librerie .dll oppure eseguibili .exe. Nel primo caso, il metodo per caricarli è spiegato nel tutorial "Più "potenza" con i plugin VST".

Nel caso di plugin in forma­to .exe bisogna procedere con la normale installazione attraverso Wine (wine plugin. exe). Per le prove iniziali suggeriamo di utilizzare i VST con le sole .dll. A titolo di cronaca, un altro progetto che permette di utilizzare i plugin VST in ambiente GNU/Linux è FST (http://joebutton.co.uk/fst). Per poter utilizzare gli strumenti VST reperibili su Internet è sufficiente creare una cartella di nome vst, ad esempio nella nostra home, e decomprimere (o installare) in essa i relativi pacchetti non dimenticando di indicarne il percorso nel setup del programma come illustrato nel primo tutorial.

In questo caso, l'attenzione è stata focalizzata sul plugin VST in quanto sono, per GNU/Linux, una importante novità ma non dob­biamo dimenticare il supporto a LADSPA ovvero a tutta la pletora di effetti associati a questo progetto con i relativi plugin. La lista completa da scaricare e usare è disponibile su www.ladspa.org. Spiegare in così poco spazio l'uso di un programma complesso come LMMS è impossibile, ma la speranza è di aver fornito le basi e incuriosito abba­stanza da farvi venir voglia di approfondire.

Formati Audio Supportati.

Mancano quelli proprietari Mp3 e WMA
Il formato audio utilizzato di default è nello Open Source Ogg Vorbis (ogg), poi troviamo FLAC, VOC. AIFF. VAW e molti altri. Sono invece assenti, probabilmente a causa delle licenze, i formati MPG e WMA.

Configurazione di base.

Le cose da fare prima di poter usare LMMS in modo produttivo

Impostazioni Generali.

Awiamo LMMS, premiamo Annulla e scegliamo Impostani/Mostra la finestra delle impostazioni.
ezioniamo Impostazioni generali e regono il compromesso tra frame nel buffer atenza. Maggiori sono i frame bufferizzati
ggiore sarà anche la latenza.

Le cartelle di lavoro.

Cliccando sul secondo pulsante (Directories), possiamo stabili­re le directory nelle quali LMMS andrà ad operare. Dobbiamo indicare la cartella dove salvare i plugin VST. quella degli effetti LAD-SPA e quella di lavoro nella nostra home, cliccando sulle icone nei pannelli.

Audio e Midi.

II quarto e il quinto pulsante servono per impostare l'audio e il MIDI. In funzione di ciò che abbiamo instal­lato, è possibile utilizzare LMMS con ALSA oppure, meglio, con il server JACK. Il terzo pulsante permette di configurare LMMS in base alle caratteristiche del sistema.

Strumenti, melodia, ritmica

Le regole di base per iniziare a comporre con LMMS

PRENDERE APPUNTI.

Prima di creare un pezzo, è opportuno realizzare una linea guida. Una volta awiato LMMS possiamo scrivere la nostra idea del pezzo che ci apprestiamo a comporre nel Note Editor. È possibile formattare il testo agendo sui pulsanti relativi alla stregua di un programma di videoscrittura. Decisa la struttura principale non ci resta che iniziare a dar vita all'idea musicale.

GLI STRUMENTI NECESSARI.

Dal pannello di sinistra clicchiamo sull'icona Plugin strumentali per attivare l'omonimo pannello. Scegliamo un plugin, in questo caso Organic (serve per riprodurre il suono di un organo) e, trascinandolo, importiamolo nel Song-Editor. Apparirà la finestra del plugin dalla quale è possibile selezionarne le caratteri­stiche. A questo punto passiamo alla prima "grezza" melodia.

CREIAMO LA MELODIA.

Scegliamo nel Song-Editor il numero di battute portando il cursore sul bordo laterale destro della cella, dove deve iniziare il suono del plugin scelto, e quando cambia forma, clicchia­mo con il tasto sinistro e, mantenendolo premuto, ridimensioniamo il pattern in base al numero di battute occorrenti. Clicchiamo due volte sulle battute da comporre per aprirne il Piano-Roll.

OCCUPIAMOCI DELLA RITMICA.

Nel Piano-Roll possiamo comporre la melodia. Per inse­rire una nota premiamo il pulsante "matita", "gomma" se vogliamo cancellarla. Subito dopo, passiamo alla ritmica utiliz­zando il Beat+Baseline Editor. Sempre trascinandolo, importiamo il plugin AudioFileProcessor e cliccando sulla cartella azzurra importiamo i campioni a cui è possibile applicare gli effetti LADSPA.

Più potenza con i plugin VST.
Per aumentare le funzionalità di LMMS installiamo e usiamo quelli nativi per Windows.




IL PLUGIN ABAKOS.

Dal sito www.hencsmusicsystems.com/vst.html scari­chiamo il sintetizzatore Abakos e decomprimiamolo nel-| la cartella dei plugin VST; la prova è stata eseguita sulla versione demo di Abakos PRO e su quella free con ottimi risultati. Lanciamo LMMS e dal pannello di sinistra premiamo Plugin strumentali. Portiamo il cursore su VeSTige e trasciniamolo nel Song-Editor.

CARICHIAMOLO DENTRO LMMS.

Dopo averlo trascinato nelSong Editor apparirà il plugin VeSTige (finestra verde) per la gestione dei plugin VST. Clicchiamo sulla cartella azzurra per caricarli. Si aprirà la nuova finestra in primo piano dalla quale possiamo selezionare il file .dll relativo ad Abakos PRO. Premiamo Apri. Apparirà una pop-up in basso a sinistra per confermare il caricamento.

UTILIZZO DELLO STRUMENTO.

Al termine del caricamento apparirà il plugin pienamen­te funzionante. In questo caso abbiamo a che fare con una tastiera quindi il suo uso sarebbe alquanto ostico con quella del PC e risulterebbe molto più appropriata una di tipo MIDI. Ovviamen­te, LMMS offre la possibilità di caricare più plugin VST, ricordiamo, però, che questo può rallentare notevolmente il PC.

EFFETTI A VOLONTÀ.

Per applicare un effetto LADSPA (a un VST o meno) ba­sta premere la scritta FX del plugin VeSTige e poi Add. Apparirà un elenco dal quale scegliere un effetto. In questo caso, sono stati applicati, in catena, ovvero l'uscita di un plugin all'ingres­so dell'altro, l'effetto BassBooster e il Canyon Delay. Cliccando su Controls appariranno i controlli degli effetti LADSPA.

fonte: Re Ubuntu

Screenshots.















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mercoledì 9 marzo 2011

Free Lossless Audio Codec (FLAC) è un formato di compressione lossless completamente libero e aperto.

Free Lossless Audio Codec (FLAC) è un diffuso codec audio libero di tipo lossless, cioè senza perdita di qualità. A differenza delle codifiche lossy (come l'ogg vorbis, l'MP3 o l'AAC), questo tipo di compressione non rimuove informazioni dal flusso audio, risultando quindi adatto sia all'ascolto con lettori di musica digitale, sia all'archiviazione su memorie di massa. Il formato FLAC è attualmente supportato da una buona parte dei software audio.

FLAC diversamente dalla maggior parte degli algoritmi di compressione lossless (come ad esempio ZIP e gzip), raggiunge compressioni importanti, dell'ordine del 30-50% contro il 10-20% raggiunto da quelli tradizionali quando utilizzati per comprimere file audio.

Il 29 gennaio 2003 Xiphophorus (adesso Xiph.Org Foundation) ha annunciato l'inclusione del FLAC fra i propri progetti, insieme con Ogg Vorbis, Ogg Theora e Speex.

A partire dal mese di dicembre 2008 la prestigiosa casa discografica Deutsche Grammophon, che sin dai primi anni del '900 pubblica esclusivamente musica classica, ha iniziato a rendere disponibili, per il download a pagamento, i propri titoli in formato flac.

I passaggi della codifica.

* Suddivisione in blocchi: L'input viene diviso in più parti contigue, anche variabili in grandezza (e qui c'è un po' di controversia, perché in teoria si dice anche che i blocchi devono essere fissi).

* Compattamento del flusso multicanale: In questo step l'encoder FLAC si occupa di calcolare, nel caso di input stereo e surround, la media dei canali e la loro differenza. Il segnale a qualità migliore viene passato al processo successivo.

* Previsione: Partendo dal primo blocco, avviene la previsione di quale possa essere il successivo con degli algoritmi matematici che tentano di ricostruire il segnale. In questo caso, verranno codificati solo i parametri, dato che gli algoritmi matematici devono essere presenti sia sull'encoder che sul decoder.

* Codifica residua: La codifica residua permette a FLAC di essere effettivamente un codec lossless. Si codifica senza perdita tutta la parte di segnale che si differenzia dalla ricostruzione matematica di predizione, e viene incorporata nel file finale. Il guadagno si ha sul fatto che il segnale residuo, proprio per la scrematura matematica, sarà minore in bytes rispetto al corrispettivo PCM.

Download:
A differenza di altri algoritmi di compressione (es. Mp3) il FLAC non ha conosciuto una diffusione su scala planetaria. Il Free Lossless Audio Codec è supportato soltanto da alcuni software di encoding e dispositivi elettronici (es. lettori mp3).

L'eventuale compatibilità alla lettura del formato FLAC è indicata nelle caratteristiche tecniche dei lettori multimediali e dei software. L'ultima versione del codec Flac è la versione 1.2.1 rilasciata nel 2007.



Gli ultimi aggiornamenti correlati con la pagina Free Lossless Audio Codec (FLAC):



Audio encoders/decoders/converters/taggers:
  • BonkEnc: Windows CD ripper, audio encoder and converter
  • EasyTAG versatile tagger
  • Entagged, a Java audio file tagger
  • etree-scripts: command-line tools for verifying, tagging, converting, and burning lossless audio files
  • FLAC frontend (Windows GUI)
  • Flac-Jacket: a set of scripts for creating FLAC files and an HTML index
  • FLACTAG: tags single album FLAC files with embedded CUE sheets using data from the MusicBrainz service
  • MacFLAC Mac OS X FLAC distribution
  • MediaCoder converts between many audio and video formats.
  • MP3FS, a read-only FUSE filesystem which can transcode FLAC to MP3 on the fly
  • rawrec/rawplay recording/playback tools
  • sonice FLAC to Vorbis transcoder
  • Split_wav WAV+CUE splitter
  • Tag comprehensive tagger (frontend available)
  • XLD (X Lossless Decoder), a Universal Binary command-line decoder for Mac OS X
Audio editors:
Audio players/servers:

CD ripping/burning:
  • Arson: KDE ripper/burner
  • AutoFLAC: automated ripping and encoding to FLAC with EAC (ExactAudioCopy); also has a write mode for burning back to CD for an exact copy
  • CDex: ripper for Windows can rip to FLAC via external command
  • crip: console ripper/encoder/tagger
  • Flacattack: an all-in-one tool that works with EAC (ExactAudioCopy) to encode a CD image to FLAC, embed the cuesheet, add ReplayGain, create lossy files, etc. all in a customizable directory structure
  • grip: ripper for Linux can rip to FLAC via external command
  • K3B: CD/DVD creator for Linux
  • MAREO multi-format encoder for EAC
  • Max, a CD ripper and encoder for OS X
  • Omni Encoder, a graphical multi-format encoder for EAC
  • rip command-line ripper/encoder
  • RipIT, a console-based front-end to several ripping and encoding tools
  • VortexBox, an easy-to-install music server/jukebox OS
  • Wack, the successor to Flacattack which can encode to multiple formats at once
Organizers:
Plugins, developer tools and libraries:
Scientific, Audio Analysis:
  • HASAS HydroAcoustical Signal Analysis System


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martedì 8 marzo 2011

Galaga, successore di Galaxian, è un gioco che eredita dal suo predecessore gran parte delle meccaniche di gioco.

Galaga è il successore di Galaxian, pubblicato nel 1981 dalla Namco per piattaforme arcade.


Pur non riuscendo a raggiungere le quote del primo Galaxian, Galaga si è guadagnato una fama più duratura, e rappresenta un must per i collezionisti. Le musiche sono di Nobuyuki Ohnogi.


Schema del gioco.
Galaga eredita dal suo predecessore gran parte delle meccaniche di gioco. Troviamo quindi ancora una volta la nostra solita navicella, limitata al solo movimento destra-sinistra, intenta a distruggere gli alieni insettoidi invasori prima che essi facciano lo stesso.

Le differenza principali rispetto a Galaxian sono:


  • La nave può sparare più rapidamente; si passa dal singolo colpo alla volta a più di tre spari in rapida successione.
  • Questa volta gli alieni non compaiono direttamente in formazione ma appaiono progressivamente dai lati dello schermo in 5 gruppi da 8 unità.
  • I boss di Galaga (gli insetti verdi nella parte più alta della formazione) necessitano di due colpi per essere distrutti; il primo sortirà il solo effetto di farli passare da "verdi" a "blu".
  • I boss di Galaga hanno la capacità di catturare la navicella del giocatore grazie ad un "raggio traente".
  • Se il giocatore possiede un'altra "vita" la navicella catturata andrà a disporsi in coda al mostro che l'ha catturata permettendogli di sparare due colpi alla volta invece di uno solo. Bisogna fare attenzione a non distruggerla, in quanto se il giocatore riesce a liberarla guadagnerà lui il potere della doppia capacità di fuoco.
  • Galaga è anche il primo gioco ad avere un bonus stage, ovvero una schermata che ha l'unico scopo di far aumentare i punti del giocatore se questi si dimostrerà particolarmente abile.
  • In Galaga l'intento del giocatore è quello di distruggere tutte le 40 navi nemiche che appariranno nello schermo, la difficoltà consiste nel fatto che le navi che entrano nello schermo non si disporranno in formazione ma se ne andranno definitivamente. In caso di successo il giocatore guadagnerà ben 10.000 punti bonus.


Screenshots:
galaga_quilt_1
galaga_quilt_bee
galaga-screenshot
galaga1
galaga
galaga_1
galaga-quilt-awesome
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