ottobre 11, 2013

Open source e normativa italiana vigente.

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I programmi “Open Source Software” letteralmente traducibile in “sorgente aperta” (definizione spesso abbreviata in “OSS”), sono utilizzabili in via del tutto analoga ai programmi a codice chiuso, ovvero al software proprietario, tanto che, spesso, non è ravvisabile alcuna significativa differenza operativa tra il software OSS e quello CSS (“Closed Source Software”, ovvero a “sorgente chiusa”).

La differenza tra le due categorie è costituita, pertanto, non dalla utilizzabilità in sé ma dalle facoltà connesse all’utilizzo concesse dall’autore mediante la specifica licenza OSS, mentre la licenza del software proprietario, limita in vario modo le facoltà di utilizzare o di copiare il programma, la licenza OSS conferisce, infatti, all’utilizzatore una serie di facoltà estremamente ampie.

Una sintetica definizione di “Open Source Software”, può essere formulata, pertanto, come “software” (ovvero “programma” per computer, applicazione, sistema operativo, ecc) in cui l’autore abbia stabilito di concedere una serie di fondamentali libertà all’utilizzatore attraverso un “license agreement”, tra le quali vi sono la possibilità di studiare il funzionamento del programma, di adattare il codice sorgente alle proprie esigenze, di aggiornare il programma, di utilizzarlo per ogni scopo e su qualsiasi numero di macchine e di redistribuire copie del programma ad altri utilizzatori.

open-source

Nell’ambito dell’Unione Europea sono state varate iniziative specifiche per la promozione e diffusione delle risorse informatiche a codice aperto sia nel settore pubblico che nel mondo imprenditoriale privato. La Commissione Europea ha predisposto un programma denominato IDABC ovvero “Interoperable Delivery of European eGovernment Services to public Administrations, Business and Citizens”, finalizzato all’utilizzo delle opportunità offerte dalle tecnologie della comunicazione e dell’informazione, di fornire consulenza e sostegno per i servizi del settore pubblico nei confronti dei cittadini e delle imprese in Europa, nonché di migliorare l’efficienza e la collaborazione fra le pubbliche amministrazioni europee.

L’esigenza di maggiore interoperabilità, di maggiore sicurezza e di redditività sta determinando un interesse crescente fra le pubbliche amministrazioni dell’Unione Europea sull’uso del software a codice aperto, in quanto l’OSS ha parecchie caratteristiche che soddisfano le necessità delle gestioni del settore pubblico.

In particolare l’ OSS:

-          permette che le organizzazioni ripartiscano il software e lo riutilizzino per sviluppare le soluzioni adattate ai loro bisogni,

-          assicura l’utilizzo di standard aperti,

-          migliora l’interscambio e la parità d’accesso alle informazioni ed ai servizi del settore pubblico.

Quindi, la Commissione Europea ha assunto una linea propositiva nei confronti degli Stati Membri nella direzione dell’open nell’ambito del proprio programma generale di armonizzazione delle procedure gestionali nel settore pubblico.

Nel sistema giuridico italiano, nel giugno 2002, con il documento ufficiale dal Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie intitolato “Linee guida del Governo per lo sviluppo della Società dell’Informazione nella legislatura” è stata introdotta la definizione nominale di “open source”, in particolare, al capitolo 1.2 si riporta la seguente considerazione: “Si diffonderanno gli standard aperti e i software open source, cioè i software liberi, la cui proprietà non sia di un singolo fornitore ma governati da una licenza d’uso che ne garantisce la possibilità di libero utilizzo, scambio, studio e modificabilità.”.

All’Open Source era interamente dedicato il paragrafo 8.9 che si riporta: “Va fatta un’approfondita valutazione, in linea con quanto sta facendo l’Unione Europea, sulla strategia open source per la Pubblica Amministrazione.

I prodotti open source (per caratteristiche intrinseche derivanti dalle stesse modalità di sviluppo e di evoluzione) determinano vantaggi in termini di:

-          contenimento dei prezzi

-          trasparenza e sicurezza

-          non dipendenza da un singolo fornitore

-          elevata riusabilità

-          accessibilità per le piccole realtà di sviluppo.

In qualità di semplice utilizzatore, la Pubblica Amministrazione può quindi immediatamente rivolgersi al mercato dei prodotti open source per ridurre in modo consistente e rapido di acquisizione e gestione di molte applicazioni software.  Questo è vero per le piattaforme per servizi web, per gli ambienti operativi dai personal computer ai sistemi centrali, a molti strumenti di produttività individuale.

opensource

In data 19 dicembre 2003 il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie ha emanato una Direttiva “Sviluppo ed utilizzazione dei programmi informatici da parte delle pubbliche

amministrazioni.” il cui contenuto è stato, poi, posto a fondamento di alcune disposizioni contenute nel Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82 “Codice dell’amministrazione digitale”.

In tale Direttiva il Ministro per l’Innovazione espressamente prevedeva, all’art.3 che “1. Le pubbliche amministrazioni, nel rispetto della legge 7 agosto 1990, n. 241 e del decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39, acquisiscono programmi informatici a seguito di una valutazione comparativa tra le diverse soluzioni disponibili sul mercato. 2. In particolare, valutano la rispondenza alle proprie esigenze di ciascuna delle seguenti soluzioni tecniche: a) sviluppo di programmi informatici ad hoc, sulla scorta dei requisiti indicati dalla stessa amministrazione committente; b) riuso di programmi informatici sviluppati ad hoc per altre amministrazioni; c) acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso; d) acquisizione di programmi informatici a codice sorgente aperto; e) acquisizione mediante combinazione delle modalita’ di cui alle lettere precedenti.”.

All’art. 4 la Direttiva prevede, inoltre, che “Le pubbliche amministrazioni, nella predisposizione o nell’acquisizione dei programmi informatici, privilegiano le soluzioni che presentino le seguenti caratteristiche:

a) soluzioni informatiche che, basandosi su formati dei dati e interfacce aperte e standard, assicurino l’interoperabilita’ e la cooperazione applicativa tra i diversi sistemi informatici della pubblica amministrazione, salvo che ricorrano peculiari ed eccezionali esigenze di sicurezza e segreto;

b) soluzioni informatiche che, in assenza di specifiche ragioni contrarie, rendano i sistemi informatici

non dipendenti da un unico fornitore o da un’unica tecnologia proprietaria; la dipendenza e’ valutata tenendo conto dell’intera soluzione;

c) soluzioni informatiche che, con il preventivo assenso del C.N.I.P.A. ed in assenza di specifiche

ragioni contrarie, garantiscano la disponibilita’ del codice sorgente per ispezione e tracciabilita’ da parte delle pubbliche amministrazioni, ferma la non modificabilita’ del codice, fatti salvi i diritti di proprieta’ intellettuale del fornitore e fermo l’obbligo dell’amministrazione di garantire segretezza o riservatezza;

d) programmi informatici che esportino dati e documenti in piu’ formati, di cui almeno uno di tipo aperto.”.

In attuazione della Direttiva del Ministro per l’innovazione e le tecnologie del 19 dicembre 2003 (G.U. 7 febbraio 2004, n. 31), il CNIPA ha costituito l’Osservatorio Open Source, avente lo scopo di monitorare le iniziative poste in essere della Pubbliche Amminstrazioni, analogamente a quanto avviene in ambito europeo presso l’Open Source Observatory . Nell’ambito dell’Osservatorio è attiva la pagina dedicata alla “Rilevazione continua sull’uso del software Open Source nella PA italiana” all’interno della quale è possibile accedere alle schede informative delle soluzioni adottate dalle varie amministrazioni.

L’attuale disciplina normativa è costituita dall’ art. 68 e seguenti del Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82 “Codice dell’amministrazione digitale” (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 112 del 16 maggio 2005 – supplemento Ordinario n. 93), il cui testo, in gran parte, trae origine dalla Direttiva del 19/12/2003 già menzionata. Si rivela l’intento, da parte del legislatore, del concetto di “non dipendenza da un unico fornitore” nonché di “disponibilità e tracciabilità del codice sorgente”, ovvero di due elementi fondamentali della “filosofia” open source.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, per il tramite del Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie, risulta, pertanto, avere concretamento intrapreso la via indicata dalla Commissione Europea anche in riferimento all’adozione degli strumenti informatici con caratteristiche di tipo aperto.

La fonte ufficiale per avere informazioni sulle concrete implementazioni di progetti e programmi open source è costituita  dal sito web “Osservatorio Open Source” del CNIPA (http://www.osspa.cnipa.it/home/), da dove si evince che “La rilevanza internazionale assunta dal fenomeno ha indotto il MIT a promuovere uno studio sul software a codice sorgente aperto al fine di consentire una corretta valutazione delle possibilità d’utilizzo nella PA.

La distribuzione ed evoluzione del software OS può infatti determinare una serie di vantaggi in termini di contenimento dei prezzi, trasparenza e sicurezza, non dipendenza da un unico fornitore, elevata riusabilità, accessibilità per le piccole realtà di sviluppo. Dalla lettura delle schede sono riscontrabili le più varie implementazioni presso pubbliche amministrazioni ed enti pubblici, tra le varie schede si ritiene opportuno porre in evidenza le realizzazione sotto Linux effettuata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel progetto “e-urop@” avente come oggetto la realizzazione di un “portale di raccolta di documentazione dei processi normativi europei e diffusione con inoltro ufficiale del Ministro per le Politiche Comunitarie verso organi istituzionali, regioni e autonomie locali per la partecipazione alla fase ascendente del processo creazione delle norme europee”.

Altra esperienza di rilievo è quella realizzata dal Ministero della Giustizia avente come oggetto la “gestione informatizzata dei giustificativi (ferie,malattie, permessi, ecc.) del personale della Direzione Generale dei sistemi informativi automatizzati.”. Molto interessante, soprattutto per gli strumenti informatici utilizzati, è la procedura implementata dal  Ministero degli Affari Esteri denominato “Rete Mondiali Visti” in cui risultano coinvolti Apache, Firefox, Linux e OpenOffice.

Anche il sito istituzionale dell’ISTAT è stato realizzato con strumenti open source, quali il server Apache, un sistema operativo su kernel Linux, ed il data base MySQL.  Il CNR ha realizzato un Progettazione e sviluppo di un sistema per la gestione contabile dell’Ente con Eclispe e Linux.

I sistemi operativi open source, tra cui Linux, ed in generale i programmi OSS hanno trovato concreta applicazione nell’ambito dell’implementazione tecnologica di alcune P.A.  e caratterizzeranno sempre più in futuro le scelte decisionali in termini tecnici, organizzativi ed economici.

open-source-vs-free-software

Normativa Italiana sull’ Open Source.

-   Legge 24 novembre 2000, n. 340, art. 25 – “Disposizioni per la delegificazione di norme e per la semplificazione procedimenti amministrativi – Legge di semplificazione 1999.” G.U. 24 novembre 2000, n. 275.

-   Direttiva del Ministro per l’innovazione e le tecnologie 19 dicembre 2003 – “Sviluppo ed utilizzazione dei programmi informatici da parte delle pubbliche amministrazioni.” G.U. 7 febbraio 2004, n. 31

-   Decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, art. 68, comma 1, lettera d) – “Codice dell’amministrazione digitale.” G.U. 16 maggio 2005, n. 112 – Supplemento Ordinario n. 93

-   Decreto legislativo 4 aprile 2006, n.159 – “Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante codice dell’amministrazione digitale.” G.U. 29 aprile 2006, n. 99 – Supplemento Ordinario n. 105

-   Il Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella P.A., presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha pubblicato, nel mese di marzo 2007, un documento denominato VERSO IL SISTEMA NAZIONALE DI E-GOVERNMENT – LINEE STRATEGICHE in cui viene ampiamente ribadito l’atteggiamento nei confronti delle risorse open- source.

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