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aprile 11, 2016

Le tribolazioni del software libero nelle scuole italiane (1a parte).

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Nelle scuole italiane (dalle elementari alle superiori) il software libero o meglio la sua cultura fa capolino a partire dal 1996.

In precedenza vi e' stata una quasi totale impossibilità da parte dei docenti di poter affrontare e introdurre nella didattica (delle o con le nuove tecnologie) tale tematica. L'assenza nelle scuole di collegamenti ad Internet in primis, l'impossibilita' di disporre di computer senza dover ricorrere ad estenuanti trafile burocratiche e soprattutto il fatto che ogni computer acquistato avesse preinstallato il sistema operativo windows e software proprietario, rendeva impossibile la conoscenza del software libero e della sua cultura limitando di fatto ai docenti la libertà d'insegnamento nel settore delle nuove tecnologie.

A partire dal 1995/1996 nelle scuole fa la sua apparizione Internet, cominciano ad essere disponibili computer dismessi dalle segreterie e/o da varie aule didattiche per motivi di mercato che impone l'acquisto di computer sempre piu' potenti (e comunque il costo di un computer diventa, in quel periodo, accessibile anche alle tasche di un docente), iniziano a comparire riviste e libri che parlano di Linux e i docenti possono così liberamente reperire informazioni/documentazione anche da Internet.

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E' appunto proprio nella primavera del 1996 che appaiono, per opera di Daniele Giacomini, gli “AppuntiLinux” (http://a2.pluto.it/) (ora Appunti di Informatica Libera) documentazione che l'autore, docente in una scuola Superiore di Treviso, metteva liberamente in Internet ad uso di chiunque.

E fu l'inizio.

L'anno successivo (20/10/1997) presso l'Istituto Max Planck di Treviso si tiene la prima conferenza per gettare la basi del “Progetto Linux nella scuola” (http://www.linuxdidattica.org/docs/filosofia/linux-didattica.html) nella quale conferenza si afferma espressamente la relazione tra il sistema operativo Linux e la liberta' d'insegnamento:

“Se per una azienda – si affermava - puo' essere comprensibile acquistare un software commerciale (chiavi in mano) pagando quello che ritiene opportuno, perdendo qualsiasi tipo di liberta' sul prodotto se non quella di usarlo, questo non e' altrettanto accettabile per la scuola il cui fine principale e' appunto la formazione culturale in un ambiente libero, in un ambiente in cui ogni singolo insegnante dovrebbe scegliere liberamente i contenuti del suo insegnamento (il suo "libro di testo", se si stabilisce a grandi linee l'uguaglianza software=libro di testo).”

e ancora:

“Linux puo' svolgere un ruolo importante [nella scuola] in quanto e' un elemento di liberta' e di liberazione da questo monopolio [Microsoft].”

Sempre nello stesso documento veniva precisato come lo “scopo dell'informatica nella scuola non sia quello di creare fedeli ad una societa' di software, ma studenti liberi di orientarsi su qualsiasi tipo di software con cognizione di causa liberandoli da qualsiasi giogo dell'industria monopolistica dell'informatica.

In tal modo si riafferma al tempo stesso la liberta' d'insegnamento e la centralita' dell'uomo sulla macchina.”

La liberta' di scelta scippata.

Nel frattempo verso la meta' del 1997 il Ministero della Pubblica Istruzione (Ministro Luigi Berlinguer) ha elaborato un piano quadriennale (circ. min. 282 24/4/97) per l'introduzione nel quadriennio 1997-2000, delle nuove tecnologie nella didattica, intese come multimedialita'.

Vengono stanziati 1000 miliardi da erogare in quattro anni, soprattutto in strumenti hardware.

Il 2 ottobre 1998 si tiene a Roma il Lime (Linux meeting http://www.pluto.it/files/meeting1998/) con una giornata dedicata alla scuola dove erano invitati Cartelli, Bernardi, Mazzolini, Marco Bravi. In quella sede viene criticato il piano del Ministero della Pubblica Istruzione che sostanzialmente toglie la libertà di scelta agli insegnanti nel settore della multimedialità.

Infatti la logica del Piano è quella di dire alle scuole:

“Per prima cosa acquistate i computer e poi vi aggiorneremo; dei contenuti non si parla nemmeno. Ora la questione e' questa -viene detto durante l'incontro-:

- I personal computer oggi hanno già installato un sistema operativo e un software minimo di lavoro, ne consegue che le scuole acquistando i computer si trovano già incorporato un certo software.

- Nella scuola e per un insegnante il software corrisponde al libro di testo, per cui nelle scuole ancor prima di cominciare a capire che cos'e' la multimedialita', che cosa sono le nuove tecnologie didattiche e come si possono coniugare con la didattica, ci troviamo gia' acquistato il libro di testo, con i relativi contenuti.

In questo modo l'insegnante perde la liberta' d'insegnamento e la liberta' di scelta!”

Contro questa logica bisognava battersi e al riguardo veniva proposto l'uso del software libero nella didattica si diceva:

“Se utilizziamo programmi che decidono per noi perdiamo la capacita' di scegliere, la capacita' di progettare e nell'insegnamento questo e' un limite insopportabile. La scuola deve svolgere un ruolo formativo e non meramente addestrativo. Dobbiamo formare docenti e studenti consapevoli e non fedeli esecutori.

Nella scuola ci dobbiamo affrancare da questo modello di cultura subalterna introducendo una vera cultura informatica basata sull'informatica libera, aperta, modificabile e intellegibile che oggi esiste ed e' rappresentata da Linux.

L'informatica libera mette a disposizione il codice sorgente e permette non soltanto di "aprire il cofano", per usare una metafora presa dalla meccanica, ma anche, se lo si desidera, di "smontare il motore" e "metterci su le mani": in poche parole l'informatica libera permette di essere soggetti e non oggetti.

Con Linux possiamo seguire tutto il processo logico che sottende un prodotto software.

Scopo dell'informatica libera e' quello di dare la liberta' a ciascun utente senza discriminazioni, incoraggiando le persone a cooperare e ad aiutarsi reciprocamente.

Nel progetto GNU/Linux c'e' lo spirito della liberta', liberta' nella comprensione dei processi che sottendono il software e liberta' di intervenire per svolgere delle modifiche, il che e' un aspetto creativo e altamente formativo nella realizzazione di una persona. Il software libero ha un alto valore formativo perche' mette a disposizione i sorgenti e pertanto mette in condizione di appropriarsi dei meccanismi conoscitivi completi del software stesso. Questa filosofia ha un profondo valore etico soprattutto se applicata nelle istituzioni educative e formative.” ((http://www.linuxdidattica.org/docs/filosofia/politica-multimedia.html).

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