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ottobre 28, 2012

Guida all’installazione di Debian GNU/Linux: recupero dei supporti per l'installazione.

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Debian_WorldSet ufficiale di CD-ROM Debian GNU/Linux.

Da sempre il modo più semplice per installare Debian GNU/Linux è usare un set ufficiale di CD-ROM Debian. Si può comprare il set da uno dei distributori (si consulti la pagina dei distributori di CD); se invece si dispone di una connessione veloce alla rete e di un masterizzatore è possibile scaricare le immagini dei CD-ROM da uno dei mirror Debian e creare il proprio set (si consultino le istruzioni nella pagina dei CD Debian). 

Nonostante l'insieme completo dei pacchetti binari richieda parecchi CD è veramente raro che si abbia bisogno di pacchetti presenti sul terzo CD o su uno dei CD successivi. È anche possibile usare la versione su DVD che permette di risparmiare molto spazio sul proprio scaffale e di evitare fastidiosi sparpagliamenti di CD. 

Se la propria macchina non supporta l'avvio da CD ma si possiede un set di CD è possibile usare una strategia alternativa come disco fisso, chiavetta USB, avvio da rete, oppure caricare manualmente il kernel dal CD per avviare il sistema di installazione. Sul CD ci sono anche i file necessari per l'avvio da altri supporti. La struttura dell'archivio Debian in rete e quella delle cartelle sul CD sono identiche, quindi i percorsi a specifici file necessari per l'avvio forniti di seguito sono cercati all'interno della stessa directory o sottodirectory sul proprio CD. 

Una volta che l'installatore è partito, è in grado di recuperare tutti gli altri file necessari dal CD.
Se non si possiede un set di CD è necessario scaricare i file dell'installatore e copiarli su un disco fisso, una chiavetta USB, un computer in rete, in modo da essere usati per avviare l'installatore. 

Recupero dei file dai mirror Debian.
Per scoprire qual è il mirror più vicino (e quindi probabilmente il più veloce) si consulti l'elenco dei mirror Debian

Quando si scaricano via FTP dei file da un mirror Debian assicurarsi di scaricare in modalità binaria e non in modalità testo o automatica. 

Dove trovare le immagini per l'installazione.
Le immagini per l'installazione sono su tutti i mirror Debian nella directory debian/dists/squeeze/main/installer-i386/current/images/; in MANIFEST sono elencate tutte le immagini e il loro scopo. 

Preparazione dei file per l'avvio da chiavetta USB.
Per preparare la chiavetta USB è necessario un sistema GNU/Linux con supporto USB già funzionante. Con gli attuali sistemi GNU/Linux la chiavetta USB dovrebbe essere riconosciuta non appena inserita. Se questo non accade, controllare che il modulo del kernel usb-storage sia stato caricato. All'inserimento, la chiavetta USB viene mappata su un device con nome /dev/sdX, dove «X» è una lettera nell'intervallo a-z. È possibile vedere su quale device è stata mappata la chiavetta USB usando il comando dmesg dopo averla inserita. Per scrivere sulla chiavetta potrebbe essere necessario disattivare la protezione dalla scrittura.
Debian
Avvertimento
La procedura descritta in questa sezione distrugge qualunque cosa sia presente sul device, fare attenzione a usare il nome corretto per il device della chiavetta USB. Se si usa il device sbagliato, potrebbe accadere, per esempio, di perdere tutte le informazioni su un disco fisso.
Preparazione di una chiavetta USB con un'immagini ibride di CD o DVD.
Adesso è possibile scrivere le immagini dei CD o DVD Debian direttamente sulla chiavetta USB, questo è un metodo estremamente semplice per creare una chiavetta USB dalla quale è possibile avviare il sistema. È sufficiente scegliere un'immagine di dimensione adatta alla capacità della chiavetta USB. Si veda Sezione 4.1, «Set ufficiale di CD-ROM Debian GNU/Linux» per procurarsi l'immagine di un CD o DVD.
In alternativa per le chiavette USB estremamente piccole, con capacità di pochi megabyte, è possibile scaricare l'immagine mini.iso dalla directory netboot (nella posizione specificata in Sezione 4.2.1, «Dove trovare le immagini per l'installazione»)[6].
È possibile scrivere l'immagine di un CD o DVD direttamente sulla chiavetta USB sovrascrivendone il contenuto attuale. Per esempio, con un sistema GNU/Linux, è possibile scrivere il file con l'immagine del CD o DVD sulla chiavetta USB eseguendo:
# cat debian.iso > /dev/sdX
# sync
Copia manuale dei file sulla chiavetta USB.
Un metodo alternativo per preparare la chiavetta USB è copiare manualmente i file dell'installatore e l'immagine del CD sulla chiavetta. Notare che la chiavetta USB deve essere da almeno 256 MB (è possibile fare anche installazioni più piccole seguendo Sezione 4.3.3, «Copia manuale dei file sulla chiavetta USB — il modo flessibile»).

C'è un file all-in-one hd-media/boot.img.gz che contiene non solo tutti i file dell'installatore (kernel compreso) ma anche syslinux e il suo file di configurazione.

Notare che, nonostante la sua comodità, questo metodo ha lo svantaggio che la dimensione logica del device è limitata a 256 MB anche quando la capacità della chiavetta USB è superiore. Per poter ripristinare la capacità reale della chiavetta USB è necessario ripartizionarla e creare dei nuovi filesystem. Un altro svantaggio è che sulla chiavetta USB non è possibile copiare l'immagine di un CD completo, si possono copiare solo le immagini businesscard e netinst.

Per utilizzare questa immagine è sufficiente estrarla direttamente sulla chiavetta USB:

# zcat boot.img.gz > /dev/sdX

Poi montare la chiavetta USB (mount /dev/sdX /mnt), che adesso avrà un filesystem FAT, e copiarci l'immagine ISO netinst o businesscard Debian. Infine smontare la chiavetta (umount /mnt).
Copia manuale dei file sulla chiavetta USB — il modo flessibile.
Se si preferisce avere più flessibilità o semplicemente si vuole capire cosa si sta facendo si deve usare questo metodo per scrivere i file sulla chiavetta. Uno dei vantaggi di questo metodo è quello che se la chiavetta USB è sufficientemente capiente, è possibile copiarci l'immagine di un CD completo.

Partizionamento della chiavetta USB.

Verrà spiegato come preparare la chiavetta per usare solo la prima partizione anziché l'intero dispositivo.


debian blu
Nota
Poiché la maggior parte delle chiavette USB viene venduta con una singola partizione FAT16 già configurata, probabilmente non è necessario ripartizionare o riformattare la chiavetta. Per ripartizionare ugualmente la chiavetta usare cfdisk o un qualsiasi altro programma di partizionamento per creare una partizione FAT16[7] e poi crearci un filesystem usando:

# mkdosfs /dev/sdX1

Fare attenzione a usare il nome di device della chiavetta USB. Il comando mkdosfs è contenuto nel pacchetto Debian dosfstools.

Per far partire il kernel dopo aver avviato da un chiavetta USB è necessario mettere un bootloader sulla chiavetta. Nonostante il fatto che qualsiasi bootloader (p.e. lilo) dovrebbe funzionare è più comodo usare syslinux dato che utilizza una partizione FAT16 e può essere riconfigurato semplicemente modificando un file di testo. Qualsiasi sistema operativo con supporto per il filesystem FAT può essere usato per fare delle modifiche alla configurazione del bootloader.

Per collocare syslinux sulla partizione FAT16 della chiavetta USB installare i pacchetti syslinux e mtools ed eseguire:

# syslinux /dev/sdX1

Di nuovo fare attenzione a usare il nome corretto del device. La partizione non deve essere montata quando si avvia SYSLINUX, la procedura scrive il settore di avvio sulla partizione e crea il file ldlinux.sys che contiene il codice del bootloader.

Aggiunta dell'immagine dell'installatore.

Montare la partizione (mount /dev/sdX1 /mnt) e copiare i seguenti file con l'immagine dell'installatore sulla chiavetta:
  • vmlinuz o linux (kernel)

  • initrd.gz (immagine del ramdisk iniziale)


È possibile sceglie se usare la versione dell'installatore tradizionale o quella grafica. Quest'ultima può essere trovata nella sottodirectory gtk. Se si vuole rinominare questi file ricordarsi che syslinux può gestire solo nomi di file in formato DOS (8.3).


Poi è necessario creare il file di configurazione syslinux.cfg, deve contenere almeno le due righe seguenti (modificare il nome del kernel in «linux» se si usa l'immagine netboot):


default vmlinuz
append initrd=initrd.gz


Per utilizzare l'installatore grafico si deve aggiungere vga=788 alla seconda riga.


Se si è utilizzato un'immagine hd-media, adesso si deve copiare un'immagine ISO Debian sulla chiavetta. Una volta finita la copia, smontare la chiavetta USB (umount /mnt).


Preparazione dei file per l'avvio da disco fisso.


L'installatore può essere fatto partire usando i file d'avvio scritti su una partizione già esistente del disco fisso, lanciandoli da un altro sistema operativo o richiamando un bootloader direttamente dal BIOS.


Usando questo metodo è possibile realizzare una installazione completa puramente da rete evitando tutte le noie dei supporti rimovibili come la ricerca e la masterizzazione delle immagini dei CD o la lotta con troppi e inaffidabili dischetti.


Avvio dell'installatore da disco fisso con LILO o GRUB.


Questa sezione spiega come aggiungere o sostituire una installazione di Linux esistente usando LILO o GRUB.


All'avvio entrambi i bootloader supportano il caricamento in memoria non solo del kernel ma anche di un'immagine del disco. Questo RAM disk può essere usato come filesystem di root dal kernel.


Copiare i seguenti file dagli archivi Debian in una directory del proprio disco fisso (notare che LILO non è in grado di avviare il sistema da file su un file system NTFS), per esempio /boot/newinstall/.


  • vmlinuz (kernel)
  • initrd.gz (immagine del ramdisk)


Infine, per configurare il bootloader procedere con Sezione 5.1.4, «Avvio di Linux usando LILO o GRUB».


Avvio dell'installatore da disco fisso con loadlin.


In questa sezione è spiegato come preparare il proprio disco fisso per avviare l'installatore da DOS usando loadlin.


Copiare le seguenti directory dall'immagine del CD Debian in c:\.


  • /install.386 (binari del kernel e immagine del ramdisk)
  • /tools (programma loadlin)


 Preparazione dei file per l'avvio TFTP da rete.


Se la propria macchina è connessa a una rete locale allora è possibile avviarla tramite TFTP da un'altra macchina. Se si vuole avviare il sistema d'installazione da un'altra macchina è necessario che i file d'avvio siano contenuti in particolari directory di questa macchina e che sia configurata per gestire l'avvio della propria macchina.


È necessario attivare un server TFTP e, per più macchine un server DHCP o un server BOOTP.


BOOTP è un protocollo IP che comunica a un computer qual è il proprio indirizzo IP e dove può recuperare dalla rete un'immagine per l'avvio. Il DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol) è una estensione più flessibile ma compatibile all'indietro di BOOTP. Alcuni sistemi possono essere configurati solo tramite DHCP.


Il TFTP (Trivial File Transfer Protocol) è usato per fornire l'immagine di avvio al client. Teoricamente si può usare un qualsiasi server, su qualsiasi architettura che implementi questo protocollo. Negli esempi di questa sezione sono presentati i comandi per SunOS 4.x, SunOS 5.x (noti come Solaris) e GNU/Linux.


debian_by_morlockonzark-d4jpajt



Nota


Su un server Debian GNU/Linux è raccomandato tftpd-hpa. È scritto dallo stesso autore del bootloader syslinux e quindi è poco probabile che crei dei problemi. Una buona alternativa è atftpd.

Attivazione di un server DHCP.


Un server DHCP libero è dhcpd di ISC. In Debian GNU/Linux si raccomanda il pacchetto dhcp3-server. Segue un esempio del file di configurazione per questo server (di solito /etc/dhcp3/dhcpd.conf):


option domain-name "example.com";
option domain-name-servers ns1.example.com;
option subnet-mask 255.255.255.0;
default-lease-time 600;
max-lease-time 7200;
server-name "servername";

subnet 192.168.1.0 netmask 255.255.255.0 {
  range 192.168.1.200 192.168.1.253;
  option routers 192.168.1.1;
}

host clientname {
  filename "/tftpboot.img";
  server-name "servername";
  next-server servername;
  hardware ethernet 01:23:45:67:89:AB;
  fixed-address 192.168.1.90;
}


In questo esempio c'è una macchina servername che fa da server DHCP, da server TFTP e da gateway di rete. Sicuramente è necessario cambiare le opzioni domain-name, il nome del server e anche l'indirizzo hardware del client. Il valore dell'opzione filename deve essere il nome del file che verrà recuperato tramite TFTP.


Dopo aver modificato il file di configurazione di dhcpd riavviarlo con /etc/init.d/dhcp3-server restart.


Abilitare l'avvio PXE nella configurazione di DHCP.


Questo è un altro esempio di dhcp.conf che usa il metodo PXE (Pre-boot Execution Environment) di TFTP.


option domain-name "example.com";

default-lease-time 600;
max-lease-time 7200;

allow booting;
allow bootp;

# The next paragraph needs to be modified to fit your case
subnet 192.168.1.0 netmask 255.255.255.0 {
  range 192.168.1.200 192.168.1.253;
  option broadcast-address 192.168.1.255;
# the gateway address which can be different
# (access to the internet for instance)
  option routers 192.168.1.1;
# indicate the dns you want to use
  option domain-name-servers 192.168.1.3;
}

group {
  next-server 192.168.1.3;
  host tftpclient {
# tftp client hardware address
  hardware ethernet  00:10:DC:27:6C:15;
  filename "/pxelinux.0";
 }
}


Notare che con l'avvio PXE, il nome del file client pxelinux.0 è il bootloader, non l'immagine del kernel.


Attivazione di un server BOOTP.


Per GNU/Linux sono disponibili due server BOOTP. Il primo è bootpd di CMU, l'altro è un server DHCP: dhcpd di ISC. Questi server sono rispettivamente contenuti nei pacchetti Debian GNU/Linux bootp e dhcp3-server.


Per usare bootpd di CMU è necessario togliere i commenti (o aggiungere) la relativa riga in /etc/inetd.conf. Su Debian GNU/Linux è possibile usare update-inetd --enable bootps e poi /etc/init.d/inetd reload per fare questa operazione. Solo nel caso in cui il proprio server BOOTP non sia Debian, la riga in questione dovrebbe essere simile a questa:


bootps  dgram  udp  wait  root  /usr/sbin/bootpd  bootpd -i -t 120


Adesso è necessario creare il file /etc/bootptab. Questo file ha lo stesso formato criptico dei file printcap, termcap e disktab di BSD. Vedere la pagina di manuale di bootptab per maggiori informazioni. Per bootpd di CMU è necessario conoscere qual è l'indirizzo hardware (MAC) del client. Questo è un esempio di /etc/bootptab:


client:\
  hd=/tftpboot:\
  bf=tftpboot.img:\
  ip=192.168.1.90:\
  sm=255.255.255.0:\
  sa=192.168.1.1:\
  ha=0123456789AB:


È necessario cambiare almeno l'opzione «ha» che specifica l'indirizzo hardware del client. L'opzione «bf» specifica quale file deve essere recuperato dal client tramite TFTP; si consulti Sezione 4.5.4, «Posizionamento delle immagini TFTP» per ulteriori dettagli.


Al contrario l'impostazione di BOOTP con dhcpd di ISC è veramente semplice poiché tratta i client BOOTP come un caso moderatamente speciale dei client DHCP. Alcune architetture richiedono una complessa configurazione dei client per l'avvio con BOOTP, se si possiede una di queste leggere la sezione Sezione 4.5.1, «Attivazione di un server DHCP». In caso contrario per proseguire è sufficiente aggiungere la direttiva allow bootp al blocco di configurazione della subnet a cui appartiene il client in /etc/dhcp3/dhcpd.conf e riavviare dhcpd usando /etc/init.d/dhcp3-server restart.


Attivazione di un server TFTP.


Per avere un server TFTP pronto all'uso è necessario assicurarsi che tftpd sia attivo.


Il servizio tftpd-hpa può funzionare in due modalità. Può essere avviato su richiesta dal demone di sistema inetd oppure come demone indipendente. La scelta della modalità di esecuzione è fatta durante l'installazione del pacchetto e può essere modificata riconfigurando il pacchetto.


debian_mexico_by_hacktotopo-d49ijrt



Nota
Storicamente i server TFTP hanno usato /tftpboot come directory dalla quale servire le immagini. Invece, i pacchetti Debian GNU/Linux potrebbero usare una directory diversa in modo da essere conformi al Filesystem Hierarchy Standard. Per esempio tftpd-hpa usa /srv/tftp; potrebbe essere necessario modificare gli esempi presenti in questa sezione in base alla propria configurazione.


Tutte le versioni di in.tftpd disponibili in Debian registrano le richieste TFTP sul log di sistema e alcune versioni supportano l'opzione -v per aumentare la verbosità. In caso di problemi d'avvio, si raccomanda di verificare i messaggi nel log poiché sono un ottimo punto di partenza per la diagnosi della causa degli errori.



Posizionamento delle immagini TFTP.


Spostare le immagini TFTP di cui si ha bisogno (come descritto in Sezione 4.2.1, «Dove trovare le immagini per l'installazione») nella directory delle immagini di avvio per TFTP. Potrebbe essere necessario fare un link da questa directory al file che tftpd dovrà utilizzare per l'avvio di un particolare client. Sfortunatamente il nome del file è stabilito dal client TFTP e non esiste uno standard.


Per l'avvio PXE tutte le operazioni necessarie sono già state fatte in netboot/netboot.tar.gz. Estrarre questo tarball nella directory delle immagini di avvio tftpd, assicurarsi che il server dhcp sia configurato per passare pxelinux.0 come file da avviare a tftpd.


Installazione automatizzata.


È possibile effettuare installazioni su parecchi computer attraverso procedure completamente automatizzate. I pacchetti Debian adatti a questo scopo sono fai-quickstart (che usa un server di installazione) e lo stesso Installatore Debian. Consultare la pagina web di FAI per informazioni più dettagliate.


Installazione automatizzata usando l'Installatore Debian.


L'Installatore Debian supporta le installazioni automatizzate tramite dei file di preconfigurazione. Un file di preconfigurazione può essere caricato dalla rete o da un supporto rimovibile ed è usato per rispondere alle domande che sarebbero normalmente poste durante il processo d'installazione.


La documentazione completa sulla preconfigurazione comprende anche un esempio funzionante, che è possibile modificare, si trova in Appendice B, Installazione automatica tramite preconfigurazione.
 
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